Feed on
Articoli
Commenti

Viaggiare in aereo…

AereoDomenica mattina, ore 06:30, arrivo alla stazione per prendere il treno diretto a Fiumicino.

Il treno non passa, logico è domenica, le corse sono meno della metà. Parto alle 06:45, arrivo in aeroporto alle 08:00 (con circa 12 minuti di ritardo), corro ai banchi di accettazione e giungo davanti ad una hostess che mi dice di aspettare in quanto devono chiamare ancora i voli in chiusura. Aspetto nella fila preferenziale riservata ai possessori della mile & more e come presento il mio biglietto per Alghero delle 08:30 la collega al fianco di quella con cui ho parlato tre minuti prima mi dice soavemente che il volo è chiuso e che quindi devo mettermi in lista d’attesa per il volo successivo. Cercando di mantenere la calma le spiego la situazione ma lei col suo sguardo diventato in un attimo di superiorità ed arroganza mi dice che ormai non è possibile fare niente, che se voglio posso andare al gate senza fare il checkin e se lo trovo ancora aperto mi fanno entrare. Una corsa verso il metal detector e quindi davanti ad un’altra simpaticona che per solidarietà verso la collega mi dice che già sono stati chiari ai banchi di sotto, il volo è chiuso e non posso assolutamente imbarcare, il tutto con un sorriso da strega che ha rischiato veramente di farmi perdere il controllo. Non potendo fare altro mi dirigo verso l’uscita, vado alla biglietteria di un’altra compagnia e mi compro un altro biglietto, questa volta per Olbia, in quanto da Alghero verso il centro della Sardegna partono solamente due pulman al giorno, uno alle 11:00 del mattino ed uno alle 23:00 di sera. Il volo successivo parte alle 13:30, quindi ho tutto il tempo di andare nuovamente ai banchi di air one a chiedere il rimborso e quindi stare in giro per l’aeroporto fino alle 13:20. La cosa che mi ha lasciato sconvolta più di tutte è stata la ragazza della biglietteria che dopo aver sentito la mia storia non si è affatto scomposta ma mi ha risposto semplicemente, “Come al solito si scordano di chiamare i voli in chiusura“.

Ma che significa “come al solito”, ma a chi tocca ricordarlo? Perchè se la cosa è ricorrente nessuno prende provvedimenti?

Passano gli anni…

…eh si, passano davvero in fretta! Domenica è stato il mio compleanno, sono giunta al traguardo dei 33!

E’ stata una bellissima giornata, della quale devo ringraziare Stefano, che ha organizzato tutto, Mirella, Roberto e Alfredo che sono davvero dei carissimi amici, sempre presenti, e tutte le persone più care che non potendo essermi vicine o a causa del mare che ci divide, o perchè non è stato possibile incontrarci, mi hanno mandato tanti messaggi e chiamate.

A causa del tremendo traffico siamo tornati a casa tardissimo, ma è stato molto bello rientrare contemporaneamente all’inizio del fuochi della festa del quartiere, che sparavano proprio di fronte al nostro balcone. Oggi si ricomincia, con un anno in più e con tanta voglia di andare avanti, di vivere ogni giorno con entusiasmo, mettendo impegno in tutto ciò che faccio ma sopratutto con il sorriso sulle labbra, perchè per me la cosa più importante è saper sorridere. La vita non è facile, ma mi ritengo una persona fortunata, alla quale il destino ha dato la fortuna di nascere in una famiglia che l’adora. Fortunata per aver incontrato sul mio cammino tante persone stupende che mi hanno insegnato a cercare il buono in ognuno di noi, ma soprattutto che mi hanno fatto capire come non sia necessario essere degli eroi per compiere i piccoli gesti che danno la felicità.

Grazie…

Prosegue l’aggiornamento della mia blogroll…. ho scelto quest’immagine per esprimere il mio modo di vedere la blogosfera, un percorso già segnato da altri che però ognuno vive in modo diverso, un viaggio nel quale scegliamo le soste, scopriamo nuovi paesaggi ed arricchiamo il nostro bagaglio di conoscenze attraverso ciò che scrivono, pensano e raccontano coloro ai quali andiamo incontro in questo cammino. Io ho fatto alcune soste che mi hanno permesso di leggere i post originali e utilissimi di Gunther, conoscere un po’ di più la mia terra con le foto e le notizie di Pia, scoprire tante ricette gustose legate ad aneddoti divertenti nel blog di Caravaggio, una cucina da chef con foto bellissime proposte da Lisa.

Per finire ho conosciuto Tommasina, che sul web ci racconta le sue avventure nella località segreta …e devo dire che anche a me non dispiacerebbe la sua vita da cane…

ciao a tutti…al prossimo aggiornamento!!!

(L’immagine l’ho presa qui).

Vov

Fra le tante cose buone che mi ha insegnato a preparare la mia mamma un posto d’onore spetta al VOV, che preparato “alla maniera sarda” più che un liquore è una botta di energia!

Essendo poco alcolico lo possono bere tutti!

Ultimamente …ho convertito al VOV anche un amico completamente astemio!

Ingredienti:

  • 1 litro di latte intero
  • 1 kg di zucchero
  • 15 tuorli d’uovo
  • 1/4 di litro di alcol etilico a 95°
  • 1/4 di litro di marsala all’uovo

Procedimento:

Lavorate i tuorli con lo zucchero, quando quest’ultimo si è completamrnte sciolto aggiungete il latte e quindi l’alcol ed il marsala. Fatto ciò mescolate il tutto e mettetelo il bottiglie.

Agitatelo spesso (diciamo ogni volta che passate dalla cucina!), ed aspettate un paio di giorni, dopo i quali si può già bere, magari dopo averlo tenuto un pò in frigo.

Con gli albumi rimasti, potete preparare le meringhe, perchè in cucina non si deve buttare mai niente! Piuttosto, qualcuno dirà che 15 tuorli sono troppi, ma prima provate! :-)

Cin Cin!

Eccoci finalmente all’ultima puntata del mio racconto!

Come finirà l’intervento del piccolo Vittorio? E come andrà la storia d’amore tra Sabrina e Matteo? Scopriamolo assieme!!!

Con grande gioia di tutti l’intervento riuscì perfettamente e Vittorio tornò a casa con di fronte una vita nuova che aspettava solo di essere vissuta.
Nel buio della sua stanza, Sabrina, pensava che era giunto il momento di tornare alla sua vita, ma sentiva che una parte del suo cuore era stata rapita da questa magnifica terra, da questa gente così semplice, forse anche un po’ ingenua che per lei era ormai una seconda famiglia. Ma ciò che più la faceva soffrire era il fatto che presto si sarebbe dovuta separare da Matteo. Sapeva che anche lui l’amava, ma forse l’America era troppo lontana per questo sentimento appena sbocciato.

La sera precedente la sua partenza, la famiglia di Vittorio organizzò una bellissima festa in onore di Sabrina. Gustarono tanti piatti tipici della cucina sarda, e ballarono per tutta la sera al suono di romantiche melodie diffuse da una fisarmonica.
Durante la festa Sabrina ricevette da Vittorio una pergamena che la dichiarava ufficialmente membro della sua famiglia e cittadina di Santa Maria Coghinas. Prima di andare a dormire si recò con Matteo sulla scogliera di fronte alla Corsica.

Cullati dalla dolce melodia del mare si salutarono senza promesse, solo con la speranza che un giorno forse si sarebbero incontrati ancora. Il giorno della partenza fu accompagnata all’aeroporto dai genitori di Vittorio.
Salutarsi fu commovente, ma si lasciarono con la promessa di rincontrarsi presto.

Matteo non le aveva detto che quel giorno sarebbe stato lì per salutarla, ma lei ci aveva sperato tanto. Era così triste che non vide nemmeno chi sedeva accanto a lei sull’aereo. Solo quando stavano per decollare sentì la persona sedutale accanto che diceva: “Certo che la prudenza non è una dote di cui puoi andare fiera! Ma vuoi allacciare quella cintura?”.

Vicino a lei, bello ed arrogante come sempre, c’era Matteo.

Ma tu sei matto! Che ci fai qui?” – “Ho sentito che i migliori ospedali si trovano dalle tue parti! Qui rischio di rimanere un sostituto per sempre!”.

Si abbracciarono e poi allacciarono le cinture. L’aereo si alzò in volo per riportarla nella casa da cui era partita sola e piena di domande, e dove tornava con le risposte, ma soprattutto col suo uomo. La terra, che una volta separò due giovani amanti, adesso, aveva fatto nascere un grande sentimento che nemmeno l’oceano poteva dividere.

Che ne dite, vi è piaciuto??? :-)

Anche questa settimana continuo a pubblicare il mio racconto, “Oltre i confini del mare“. Nella scorsa puntata Sabrina - andata in Sardegna per cercare le sue origini - trova la sua famiglia e si innamora, scoprendo inoltre che potrebbe salvare suo nipote, malato di leucemia.

Questa volta…


Scoprire la nuova realtà fu un duro colpo per la famiglia Lai, ma il barlume comparso all’orizzonte, che faceva rinascere la speranza per la salute di Vittorio, fu più forte di qualsiasi pregiudizio, e Sabrina venne accolta come una parente che era stata lontana per tanto tempo.

I giorni seguenti rappresentarono una corsa contro il tempo, era necessario fare tutti i controlli, le analisi e gli accertamenti. Sabrina dovette tornare negli Stati Uniti per raccogliere tutta la documentazione necessaria per procedere all’operazione. Far capire ai suoi il perché di questa follia non fu semplice, ma dopo le prime incertezze l’aiutarono nei preparativi e la mamma volle accompagnarla in Sardegna per esserle vicina se ci fosse stato l’intervento, ed anche per conoscere coloro che la vita aveva tenuto così lontani.

Per effettuare le analisi Sabrina venne ricoverata in clinica insieme a Vittorio.
Guardava dalla finestra quando una mano le si posò sulla spalla, questa volta non si spaventò riconoscendo quel tocco a lei così caro. “La tua ansia è più che giustificata” – disse Matteo – “Ma non avere paura, hai già fatto tanto, tutti noi te ne saremo grati per sempre!”.

Si abbandonò fra le sue braccia ad un pianto liberatore e rimasero in silenzio a guardare gli alberi che oscillavano alla fresca brezza notturna. Era ormai notte fonda quando si salutarono nell’ingresso dell’ospedale e fu allora che la baciò, un bacio tenero e molto intenso che le rimase impresso sulle labbra.

L’esito dell’esame fu positivo. Dopo una settimana si ritrovarono in sala operatoria.

Gatò di patate

La ricetta è di Stefano, io ho modificato un po’ il procedimento. E’ uno dei miei piatti preferiti, provatelo!
Ingredienti:
  • 1 Kg di patate
  • 200 g di mortadella tagliata a dadini
  • 200 g di prosciutto cotto tagliato a dadini
  • 200 g di mozzarella o formaggio che fila
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 1 uovo
  • sale
  • pepe nero
  • noce moscata
  • pane grattugiato

Procedimento:

Dopo averle pelate lessate le patate in acqua leggermente salata. Schiacciatele fino ad ottenere un composto omogeneo, aggiungete il pepe, la noce moscata, il latte caldo, l’uovo intero e se necessario un po’ di sale. Versate nel composto la mortadella, il prosciutto ed il formaggio. Quando il tutto è amalgamato per bene versatelo in una teglia imburrata e infarinata. Spolverare con una manciata di pane grattato e cuocere in forno a 180 gradi per 30 minuti.  Buon Appetito!

 

Con un ritardo abissale, riprendo a pubblicare il mio racconto ambientato in Sardegna, aspettando i vostri commenti…

Nella prima puntata Sabrina, cercando una cesta in solaio, ha trovato un cofanetto con il nome del bisnonno. Nella seconda puntata scopre lo scambio epistolare tra Bachisio e Vittoria, ed il loro amore tormentato. Nella terza puntata, Sabrina decide di partire per la Sardegna. Nella quarta puntata incontra un uomo. Nella quinta scopre che quell’uomo è un medico. Mentre stanno parlando, viene chiamato da una donna, che gli dice che il figlio sta morendo…

Dopo pochi istanti arrivò nello studio un uomo grosso come una montagna, che teneva fra le braccia un bambino, pallido come un lenzuolo. Sabrina credette di svenire, quella creatura era il ritratto vivente del suo bisnonno, sembrava la reincarnazione di Bachisio da bambino.
Mentre il medico visitava il piccolo, Sabrina si mise a parlare con la madre: “È affetto da una grave forma di leucemia, è sotto chemioterapia, mentre cenavamo ha avuto un malore e ha perso i sensi” – “Come si chiama?” chiese – “Vittorio” disse quella, “Era il nome di mia nonna”.

Ogni suo dubbio venne dissolto, quelli erano i suoi parenti e quel bimbo era suo nipote, nonno Bachisio aveva fatto alla sua donna il dono più bello, le aveva regalato una figlia. Il suo volto riviveva ora in quella creatura con la quale però il destino era stato avverso.
Quando la famiglia lasciò l’ambulatorio, Matteo la riaccompagnò alla pensione.
Chiese se poteva offrirgli la cena, un piccolo riconoscimento per tutto il disturbo che aveva causato. Davanti ad un bel piatto di zuppa gallurese Sabrina disse: “Povera creatura, ma non esiste nessun rimedio?” – “Ormai le rimane solo il trapianto di midollo, ma i suoi genitori non sono compatibili e i fratellini sono ancora troppo piccoli” – “Potrei donarglielo io” – disse lei, “Non è così semplice, non avete nessun legame di sangue, è praticamente impossibile che voi due siate compatibili” – “Forse ti sbagli, penso che invece esista un legame fra noi!”.

Iniziò a raccontare tutta la storia, dal ritrovamento delle lettere alla sua decisione di partire per la Sardegna e di come nel bambino aveva rivisto il volto del nonno.

Sarebbe magnifico se fosse come dici! Hanno sofferto tanto ed ora sono davvero disperati, se non si trova a breve un donatore, la situazione si aggraverà fino a diventare irreparabile!

Mi sento in imbarazzo davanti a queste persone, la mia scoperta sconvolgerà tutte le loro convinzioni!

Sono sicuro che se servirà per salvare il bambino accetteranno con entusiasmo i nuovi parenti! Se vuoi ti accompagno da loro domani

Sei il mio angelo custode! Grazie!”.

Quella notte non fu facile per Sabrina addormentarsi, aveva conosciuto i nuovi parenti, si sentiva responsabile per la sorte di quella creatura, ma soprattutto aveva incontrato l’uomo capace di accelerare i battiti del suo cuore rendendola insicura e fragile.

Si era innamorata del dottore.

E’ passato qualche mese da quando ho iniziato a pubblicare su questo blog.

Sulla mia blogroll si sono aggiunti diversi contatti, alcuni di amici, altri di persone che mi piace leggere e seguire nelle loro avventure. Attraverso i loro racconti ho avuto la possibilià di vedere nuovi posti, provare tante ricette e ampliare le mie conoscenze, scoprire così che dall’altra parte del PC non ci sono degli esseri strani o irragiungibili, ma degli amici che come me hanno voglia di raccontare, ascoltare e condivedere anche le cose più piccole che però riescono a regalarci un sorriso, un commento o semplicemente tenerci compagnia quando stiamo davanti al monitor.

Cerco di realizzare le ricette di Francesca, viaggio con la fantasia nei posti che ci fa scoprire Carmine, ascolto i consigli di Clarita, seguo la nascita del blog di Laura e cosi piano piano anch’io entro nella blogosfera.

Cercherò di aggiornare costantemente la mia blogroll, se mi lasciate un commento sarò contenta di ricambiarvi la visita. Ciao a tutti!

Tiramisù con panna

Con l’arrivo della bella stagione si risveglia la voglia di freschezza! Ecco quindi la mia versione del tiramisù che - con l’aggiunta della panna - è più leggero di quanto non lo sia facendolo soltanto con il mascarpone!

La ricetta me l’ha data una mia amica di Bolotana, richiede un pò più lavoro di quello necessario per la versione “classica” ma ne vale la pena!

Ingredienti:

  • 250 gr di mascarpone
  • 250 gr di panna da montare
  • 2 uova
  • 100 gr di zucchero
  • 1 bustina di vanillina
  • biscotti savoiardi
  • caffè
  • cacao in polvere

Procedimento:

Separate l’albume delle uova dai tuorli e metteteli in due terrine, aggiungete i 3/4 dello zucchero ai tuorli ed il restante quarto agli albumi. Lavorate separatamente i tuorli e gli albumi.

Quando i tuorli amalgamandosi con lo zucchero diventano cremosi aggiungete il mascarpone e la vanillina, continuando a mescolare bene il tutto. Montate la panna a neve e - quando è bella solida - aggiungetela all’impasto.

Lavorate ora gli albumi fino a quando diventano una spuma bianca sufficientemente solida (che non coli dalla forchetta) e quindi unitela all’altra crema. Preparate una pirofila alternando uno strato di crema con uno di biscotti imbevuti nel caffè. Dopo aver ricoperto il tutto con la crema fatelo riposare in frigo per almeno due ore. Prima di servilo spolveratelo col cacao.

…le mie ricette sono sempre Light! :-)

Buon Appetito!

Articoli precedenti »