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Archive for the ‘Racconti’ Category

Eccoci finalmente all’ultima puntata del mio racconto!

Come finirà l’intervento del piccolo Vittorio? E come andrà la storia d’amore tra Sabrina e Matteo? Scopriamolo assieme!!!

Con grande gioia di tutti l’intervento riuscì perfettamente e Vittorio tornò a casa con di fronte una vita nuova che aspettava solo di essere vissuta.
Nel buio della sua stanza, Sabrina, pensava che era giunto il momento di tornare alla sua vita, ma sentiva che una parte del suo cuore era stata rapita da questa magnifica terra, da questa gente così semplice, forse anche un po’ ingenua che per lei era ormai una seconda famiglia. Ma ciò che più la faceva soffrire era il fatto che presto si sarebbe dovuta separare da Matteo. Sapeva che anche lui l’amava, ma forse l’America era troppo lontana per questo sentimento appena sbocciato.

La sera precedente la sua partenza, la famiglia di Vittorio organizzò una bellissima festa in onore di Sabrina. Gustarono tanti piatti tipici della cucina sarda, e ballarono per tutta la sera al suono di romantiche melodie diffuse da una fisarmonica.
Durante la festa Sabrina ricevette da Vittorio una pergamena che la dichiarava ufficialmente membro della sua famiglia e cittadina di Santa Maria Coghinas. Prima di andare a dormire si recò con Matteo sulla scogliera di fronte alla Corsica.

Cullati dalla dolce melodia del mare si salutarono senza promesse, solo con la speranza che un giorno forse si sarebbero incontrati ancora. Il giorno della partenza fu accompagnata all’aeroporto dai genitori di Vittorio.
Salutarsi fu commovente, ma si lasciarono con la promessa di rincontrarsi presto.

Matteo non le aveva detto che quel giorno sarebbe stato lì per salutarla, ma lei ci aveva sperato tanto. Era così triste che non vide nemmeno chi sedeva accanto a lei sull’aereo. Solo quando stavano per decollare sentì la persona sedutale accanto che diceva: “Certo che la prudenza non è una dote di cui puoi andare fiera! Ma vuoi allacciare quella cintura?”.

Vicino a lei, bello ed arrogante come sempre, c’era Matteo.

Ma tu sei matto! Che ci fai qui?” – “Ho sentito che i migliori ospedali si trovano dalle tue parti! Qui rischio di rimanere un sostituto per sempre!”.

Si abbracciarono e poi allacciarono le cinture. L’aereo si alzò in volo per riportarla nella casa da cui era partita sola e piena di domande, e dove tornava con le risposte, ma soprattutto col suo uomo. La terra, che una volta separò due giovani amanti, adesso, aveva fatto nascere un grande sentimento che nemmeno l’oceano poteva dividere.

Che ne dite, vi è piaciuto??? 🙂

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Anche questa settimana continuo a pubblicare il mio racconto, “Oltre i confini del mare“. Nella scorsa puntata Sabrina – andata in Sardegna per cercare le sue origini – trova la sua famiglia e si innamora, scoprendo inoltre che potrebbe salvare suo nipote, malato di leucemia.

Questa volta…


Scoprire la nuova realtà fu un duro colpo per la famiglia Lai, ma il barlume comparso all’orizzonte, che faceva rinascere la speranza per la salute di Vittorio, fu più forte di qualsiasi pregiudizio, e Sabrina venne accolta come una parente che era stata lontana per tanto tempo.

I giorni seguenti rappresentarono una corsa contro il tempo, era necessario fare tutti i controlli, le analisi e gli accertamenti. Sabrina dovette tornare negli Stati Uniti per raccogliere tutta la documentazione necessaria per procedere all’operazione. Far capire ai suoi il perché di questa follia non fu semplice, ma dopo le prime incertezze l’aiutarono nei preparativi e la mamma volle accompagnarla in Sardegna per esserle vicina se ci fosse stato l’intervento, ed anche per conoscere coloro che la vita aveva tenuto così lontani.

Per effettuare le analisi Sabrina venne ricoverata in clinica insieme a Vittorio.
Guardava dalla finestra quando una mano le si posò sulla spalla, questa volta non si spaventò riconoscendo quel tocco a lei così caro. “La tua ansia è più che giustificata” – disse Matteo – “Ma non avere paura, hai già fatto tanto, tutti noi te ne saremo grati per sempre!”.

Si abbandonò fra le sue braccia ad un pianto liberatore e rimasero in silenzio a guardare gli alberi che oscillavano alla fresca brezza notturna. Era ormai notte fonda quando si salutarono nell’ingresso dell’ospedale e fu allora che la baciò, un bacio tenero e molto intenso che le rimase impresso sulle labbra.

L’esito dell’esame fu positivo. Dopo una settimana si ritrovarono in sala operatoria.

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Con un ritardo abissale, riprendo a pubblicare il mio racconto ambientato in Sardegna, aspettando i vostri commenti…

Nella prima puntata Sabrina, cercando una cesta in solaio, ha trovato un cofanetto con il nome del bisnonno. Nella seconda puntata scopre lo scambio epistolare tra Bachisio e Vittoria, ed il loro amore tormentato. Nella terza puntata, Sabrina decide di partire per la Sardegna. Nella quarta puntata incontra un uomo. Nella quinta scopre che quell’uomo è un medico. Mentre stanno parlando, viene chiamato da una donna, che gli dice che il figlio sta morendo…

Dopo pochi istanti arrivò nello studio un uomo grosso come una montagna, che teneva fra le braccia un bambino, pallido come un lenzuolo. Sabrina credette di svenire, quella creatura era il ritratto vivente del suo bisnonno, sembrava la reincarnazione di Bachisio da bambino.
Mentre il medico visitava il piccolo, Sabrina si mise a parlare con la madre: “È affetto da una grave forma di leucemia, è sotto chemioterapia, mentre cenavamo ha avuto un malore e ha perso i sensi” – “Come si chiama?” chiese – “Vittorio” disse quella, “Era il nome di mia nonna”.

Ogni suo dubbio venne dissolto, quelli erano i suoi parenti e quel bimbo era suo nipote, nonno Bachisio aveva fatto alla sua donna il dono più bello, le aveva regalato una figlia. Il suo volto riviveva ora in quella creatura con la quale però il destino era stato avverso.
Quando la famiglia lasciò l’ambulatorio, Matteo la riaccompagnò alla pensione.
Chiese se poteva offrirgli la cena, un piccolo riconoscimento per tutto il disturbo che aveva causato. Davanti ad un bel piatto di zuppa gallurese Sabrina disse: “Povera creatura, ma non esiste nessun rimedio?” – “Ormai le rimane solo il trapianto di midollo, ma i suoi genitori non sono compatibili e i fratellini sono ancora troppo piccoli” – “Potrei donarglielo io” – disse lei, “Non è così semplice, non avete nessun legame di sangue, è praticamente impossibile che voi due siate compatibili” – “Forse ti sbagli, penso che invece esista un legame fra noi!”.

Iniziò a raccontare tutta la storia, dal ritrovamento delle lettere alla sua decisione di partire per la Sardegna e di come nel bambino aveva rivisto il volto del nonno.

Sarebbe magnifico se fosse come dici! Hanno sofferto tanto ed ora sono davvero disperati, se non si trova a breve un donatore, la situazione si aggraverà fino a diventare irreparabile!

Mi sento in imbarazzo davanti a queste persone, la mia scoperta sconvolgerà tutte le loro convinzioni!

Sono sicuro che se servirà per salvare il bambino accetteranno con entusiasmo i nuovi parenti! Se vuoi ti accompagno da loro domani

Sei il mio angelo custode! Grazie!”.

Quella notte non fu facile per Sabrina addormentarsi, aveva conosciuto i nuovi parenti, si sentiva responsabile per la sorte di quella creatura, ma soprattutto aveva incontrato l’uomo capace di accelerare i battiti del suo cuore rendendola insicura e fragile.

Si era innamorata del dottore.

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Eccoci alla quinta puntata del mio racconto. Nella prima puntata Sabrina, cercando una cesta in solaio, ha trovato un cofanetto con il nome del bisnonno. Nella seconda puntata scopre lo scambio epistolare tra Bachisio e Vittoria, ed il loro amore tormentato. Nella terza puntata, Sabrina decide di partire per la Sardegna. Nella quarta puntata incontra un uomo.

Nel pomeriggio, decise di andare a Santa Maria Coghinas, il paese natale del nonno.
Giunta in paese entrò nella chiesa e riconobbe subito i dettagli descritti nelle lettere di Vittoria. Le sembrò di aver trovato la pista iniziale della sua ricerca.
Nella sacrestia incontrò il parroco, che le diede tutto il suo aiuto per consultare i registri e per aiutarla a risalire ai discendenti sardi della sua famiglia. Rimase lì fin quando Don Luca la chiamò perché doveva chiudere le porte.
Si ritrovò così nella piazza del paese, non c’era nessuno, restava accesa ancora solo l’insegna del bar, due uomini ne uscirono barcollando. Fu assalita dalla paura, i due la guardavano e si incamminarono nella sua direzione parlando un linguaggio a lei estraneo. Erano talmente ubriachi che correndo riuscì a seminarli, ma inciampò in una pietra. Sentì una fitta lancinante alla caviglia. Il terrore si era impadronito del suo essere e cercava di non pensare a ciò che poteva succedere, quando qualcuno la risollevò e contemporaneamente gridò frasi incomprensibili verso quei disgraziati che girarono sui tacchi sparendo per una stradina. Il suo cuore ebbe un sussulto, colui che la stringeva era lo stesso che quella mattina l’aveva messa al riparo dal rapace.
“Devo dire che lei è veramente un’incosciente!” – disse – “Uscire da sola a queste ore! Siamo in Gallura non a casa sua! Se lo ricordi la prossima volta! Non è compito mio farle da guardia del corpo!”. Le lacrime trattenute con la forza ruppero i loro argini e inondarono il viso di Sabrina, un pianto liberatore che riuscì a raddolcire l’estraneo.
Senza dire nulla la sistemò sulla sua auto e la portò in uno studio medico. “Perdoni la mia brutalità” – disse prendendo posto dietro la scrivania – “A lei può sembrare assurdo, ma qui le donne non escono da sole dopo il tramonto! Si ha paura dei banditi e gli ubriachi brulicano in questo posto ricco di vita!”. Le sue frasi erano cariche di sarcasmo e le aveva pronunciate più per se stesso che non per lei, capì che si trovava lì a malincuore e solo perché gli era stata assegnata quella sede.
Mi chiamo Matteo e sono guardia medica qui da due anni, vorrei controllare la sua caviglia, credo che si sia presa una brutta distorsione!”. Dopo un accurato controllo le diede un antidolorifico ed un antinfiammatorio. Ciononostante, quando provò a rialzarsi il dolore si fece ancora più forte. In quelle condizioni non sarebbe stata in grado di guidare, così decisero che l’avrebbe accompagnata lui alla pensione. Erano sull’uscio quando si sentirono le urla di una donna “Su dutto’, curzada fizzu meu er morinde!” (Dottore, corra mio figlio sta morendo!).

(continua)

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Eccoci alla quarta puntata del mio racconto. Nella prima puntata Sabrina, cercando una cesta in solaio, ha trovato un cofanetto con il nome del bisnonno. Nella seconda puntata scopre lo scambio epistolare tra Bachisio e Vittoria, ed il loro amore tormentato. Nella terza puntata, Sabrina decide di partire perla Sardegna.

La bellezza di questa terra aveva rapito la sua anima ed arenato in una zona remota della mente il motivo principale per il quale era giunta in Sardegna.
Dopo una ricca colazione a base di gallettas (biscotti) e zoddu (yogurt fatto in casa) salì nella sua stanza e si collegò ad internet col suo PC portatile.
Aprendo la posta si ritrovò in un attimo in America: il suo capo le chiedeva informazioni sul convegno che stava preparando a Whashington; era di vitale importanza per la sua amica Cindy avere un consiglio per l’abito da indossare al ballo di Halloween; con una valanga di parole la mamma le dava un dettagliato resoconto delle ultime chiacchiere di paese. Dopo una rapida occhiata agli altri messaggi, decise che poteva rimandare al pomeriggio le risposte, per godersi invece la leggera brezza che soffiava nel bosco vicino alla pensione.

Camminò per alcuni minuti seguendo un sentiero sterrato, lì decise di spingersi in mezzo agli alberi. Si trovò così in magnifico bosco, circondata da chercoso (querce), elighese (lecci), aera (aceri), olostru (agrifogli) e da niberu (tassi centenari). Nel sottobosco primeggiavano cespugli di ruo (rovi), martigusa (ginestre) e chessa (cisto), la terra sotto i suoi piedi era invece ricoperta di ciclaminoso (ciclamini selvatici), margheritasa (margheritine bianche) e tanti trivuzzu (trifogli).
Alzò lo sguardo al canto di un’allodola e vide un’imponente massa rocciosa, decise di proseguire in quella direzione.

Si era chinata per cogliere un quadrifoglio, quando si sentì afferrare per un braccio, ed una mano le chiuse la bocca per non farla urlare. Una profonda voce maschile le sussurrò nell’orecchio: “Stia calma, non le voglio fare del male, faccia come dico io” – disse lo sconosciuto – “guardi verso la montagna!”; Sabrina si girò nel momento in cui un magnifico esemplare d’Aquila Reale si poggiava su quei graniti.
Incredula di ciò che aveva visto gli disse: “Non sapevo che qui ci fossero le aquile!” – “È una giovane femmina, ha nidificato qui lo scorso anno, stanno per schiudersi le uova e non permette a nessuno di avvicinarsi”.

Ormai più imbarazzata che spaventata pensò che lo sconosciuto era veramente un uomo affascinante. Si sentì il volto in fiamme. Rimasero in silenzio a guardare la montagna, dopo un po’ l’uomo disse: “Possiamo andare! Le consiglio di non addentrarsi da sola fra queste valli, sono tanto belle quanto piene d’insidie e pericoli, dovrebbe farsi accompagnare da una guida!”.

Giunti alla strada si salutarono, non si erano nemmeno detti i loro nomi.

(continua)

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Con un pò di ritardo, pubblico la terza puntata del mio racconto. Nella prima puntata Sabrina, cercando una cesta in solaio, ha trovato un cofanetto con il nome del bisnonno. Nella seconda puntata scopre lo scambio epistolare tra Bachisio e Vittoria, ed il loro amore tormentato…

Grosse lacrime rigavano il viso di Sabrina quando lesse l’ultima lettera, nella quale Vittoria diceva al suo uomo che aveva avuto una bambina ma che dopo il parto si era ammalata e la sua salute peggiorava ogni giorno. La donna sentiva che per lei la fine era vicina e chiedeva perdono all’unica persona che aveva amato veramente, per non essere stata in grado di sfidare le convenzioni e scappare con lui.

Pensare al grande amore che univa i due giovani, conoscere, attraverso i loro ricordi, una terra bella e arretrata come la Sardegna del secolo scorso, fece nascere in lei il desiderio di visitare l’Isola e conoscere i discendenti di coloro che ormai sentiva come suoi lontani parenti.

Era partita senza parlare a nessuno della sua scoperta, voleva sapere cosa ne era stato della figlia di Vittoria e di tutti coloro che attraverso quelle righe erano entrati a far parte della sua vita, così come quei posti che tanto aveva sognato.

Un rumore improvviso riportò Sabrina al presente. Trattenendo il fiato e tremando di paura si avvicinò in direzione di un cespuglio, dietro il quale due occhi neri la fissavano sereni e curiosi. Una grossa mucca marrone la studiò per un attimo prima di rimettersi a mangiare le foglioline e le bacche della pianta del murta (mirto) di cui era ricca l’isola.
Sabrina alzò lo sguardo verso il cielo, ormai colorato dal tramonto, e vide il sole andare a dormire dietro le cime del Limbara. Decise che anche per lei era giunta l’ora di cena.

Alloggiava in una piccola pensione costruita su un altissimo strapiombo dal quale poteva vedere la città di Bonifacio; i proprietari erano un’arzilla coppia di vecchietti che accoglievano con calore ed affetto i loro ospiti. Le lenzuola profumavano di mughetto ed i cibi avevano il gusto e l’odore genuino della terra nella quale erano prodotti.

Il mattino dopo si svegliò al canto del gallo che segnava l’inizio di una nuova giornata ed il proseguire della sua ricerca. Una ricerca che andava molto a rilento.

(continua)

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Eccoci puntuali con la seconda puntata del mio racconto. Nella prima puntata abbiamo conosciuto la protagonista, Sabrina, che cercando una cesta in solaio ha trovato un cofanetto con il nome del bisnonno…

Come lo aprì vide che conteneva delle fotografie, cartoline d’altri tempi e, rilegate con uno spago, alcune lettere ormai ingiallite. Spinta dalla curiosità decise di portare tutto con sé. Solo dopo alcune settimane ebbe il tempo per leggere il contenuto di quelle missive; risalivano al secolo precedente, provenivano dalla Sardegna, il mittente era una giovane donna di nome Vittoria. Parlavano di un amore dolce e tenero nato fra giovani, figli di contadini, che lavoravano come mezzadri per una ricca famiglia di paese. Vittoria e Bachisio si conoscevano da sempre, avevano frequentato la stessa scuola elementare, dopo la licenza lui era andato a lavorare nei campi, lei invece era diventata la dama di compagnia di una nobil donna.

Sognavano di costruirsi una casa, sposarsi ed avere tanti bambini, ma come succedeva spesso a quel tempo, la giovane fu promessa in sposa al figlio della signora presso cui lavorava ed il loro sogno fu infranto per sempre. Senza un lavoro sicuro, avendo perso ormai la donna della sua vita, Bachisio decise con la morte nel cuore di andare alla scoperta del nuovo mondo. Come molti altri italiani, riuscì dopo tanti sacrifici a comprare un appezzamento di terreno e mettere su una piccola fattoria.

Aveva incontrato molte donne, e le vecchie piaghe iniziavano a cicatrizzarsi, ma nei suoi pensieri c’era sempre Vittoria. Non voleva rinunciare a lei senza fare un ultimo tentativo. Quando arrivò in Sardegna si accorse che nell’Isola il tempo si era fermato, al suo paese tutto era come prima, solo alcune rughe erano comparse su volti a lui ben noti, e nuovi bambini giocavano per le strade. Si recò in chiesa e lì la vide, era ancora più bella di come la ricordava con indosso uno splendido abito di seta rosa antico.

Era diventata una nobile, ma i suoi occhi erano tristi. Si voltò verso l’uscita ed i loro sguardi s’incontrarono illuminando l’oscurità che li circondava. Bachisio capì subito che anche lei non lo aveva dimenticato. Si scambiarono solo la loro frase “Stesso posto! Stessa ora!”. Stringerla nuovamente fra le braccia gli fece scordare tutto il suo dolore. I loro corpi che tanto si erano cercati e desiderati, si amarono con una passione sconosciuta ad entrambi fino a quel momento. Sapevano che tutto ciò sarebbe finito presto e per un mese sfruttarono ogni minuto che potevano passare insieme.

Vittoria non aveva avuto figli e suo marito la trattava con distacco, come se lei ne fosse responsabile. Si salutarono per l’ultima volta davanti alla nave e da allora ebbero notizie l’uno dell’altro solo da lunghe lettere inviate segretamente.

(segue)

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