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Archive for dicembre 2007

AUGURI!!!

Tanto per mantenere le vecchie abitudini oggi sono a lavoro. “Che noia!” Devo stare rinchiusa qui dentro fino alle 18:30. Mi consolo al pensiero che stasera sarò in buona compagnia per festeggiare il nuovo anno. Non so ancora cosa si mangerà, vi farò sapere al più presto.
Tanti cari auguri a tutti!!! Felice 2008!!!

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Agnello in umido con olive

Auguri a tutti, anche se un pò in ritardo!
Per le feste di Natale sono tornata in Sardegna, dalla mia famiglia, ecco il perché della mia prolungata assenza: collegarsi in rete da qui è un’impresa. Ad attendermi come al solito tante cose buonissime, in particolare grandi mangiate di agnello, cotto in ogni salsa e naturalmente allevato da mio zio.

Colgo quindi l’occasione per proporre una ricetta per questa iniziativa, della quale ho letto sul bel blog di Giovanna!

Non potrei non proporre una ricetta sarda, quindi ecco una specialità della mia mamma: l’agnello in umido con le olive. Volete provare?

Ingredienti:

· 1/4 di agnello, preferibilmente le costolette
· olio extra vergine di oliva
· una manciata di olive dolci
· 1 spicchio d’aglio
· prezzemolo
· mezza cipolla
· 2 pomodori secchi
· 1,5 bicchieri di vino bianco dolce
· sale
· peperoncino

Procedimento:
Tagliate la carne in piccoli pezzi. Preparate un battuto con l’aglio, la cipolla ed il prezzemolo. Mettete in una padella un pò di olio. Quando questo è caldo, aggiungete la carne, e quindi le olive ed il peperoncino. Fate rosolate bene. Quando la carne inizia a dorarsi aggiungete il battuto degli odori e lasciate amalgamare per un minuto. Tagliate in piccoli pezzi i pomodori secchi e aggiungeteli alla carne. Come la carne inizia ad assorbire il suo sugo, aggiungete gradatamente il vino. Lasciate cuocere a fuoco lento, stando attenti che rimanga sempre un pò di sugo.
Servire in tavola ben caldo possibilmente accompagnato da qualche sfoglia di pane carasau ammorbidita nell’acqua.

Buon appetito!

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Eccoci alla quarta puntata del mio racconto. Nella prima puntata Sabrina, cercando una cesta in solaio, ha trovato un cofanetto con il nome del bisnonno. Nella seconda puntata scopre lo scambio epistolare tra Bachisio e Vittoria, ed il loro amore tormentato. Nella terza puntata, Sabrina decide di partire perla Sardegna.

La bellezza di questa terra aveva rapito la sua anima ed arenato in una zona remota della mente il motivo principale per il quale era giunta in Sardegna.
Dopo una ricca colazione a base di gallettas (biscotti) e zoddu (yogurt fatto in casa) salì nella sua stanza e si collegò ad internet col suo PC portatile.
Aprendo la posta si ritrovò in un attimo in America: il suo capo le chiedeva informazioni sul convegno che stava preparando a Whashington; era di vitale importanza per la sua amica Cindy avere un consiglio per l’abito da indossare al ballo di Halloween; con una valanga di parole la mamma le dava un dettagliato resoconto delle ultime chiacchiere di paese. Dopo una rapida occhiata agli altri messaggi, decise che poteva rimandare al pomeriggio le risposte, per godersi invece la leggera brezza che soffiava nel bosco vicino alla pensione.

Camminò per alcuni minuti seguendo un sentiero sterrato, lì decise di spingersi in mezzo agli alberi. Si trovò così in magnifico bosco, circondata da chercoso (querce), elighese (lecci), aera (aceri), olostru (agrifogli) e da niberu (tassi centenari). Nel sottobosco primeggiavano cespugli di ruo (rovi), martigusa (ginestre) e chessa (cisto), la terra sotto i suoi piedi era invece ricoperta di ciclaminoso (ciclamini selvatici), margheritasa (margheritine bianche) e tanti trivuzzu (trifogli).
Alzò lo sguardo al canto di un’allodola e vide un’imponente massa rocciosa, decise di proseguire in quella direzione.

Si era chinata per cogliere un quadrifoglio, quando si sentì afferrare per un braccio, ed una mano le chiuse la bocca per non farla urlare. Una profonda voce maschile le sussurrò nell’orecchio: “Stia calma, non le voglio fare del male, faccia come dico io” – disse lo sconosciuto – “guardi verso la montagna!”; Sabrina si girò nel momento in cui un magnifico esemplare d’Aquila Reale si poggiava su quei graniti.
Incredula di ciò che aveva visto gli disse: “Non sapevo che qui ci fossero le aquile!” – “È una giovane femmina, ha nidificato qui lo scorso anno, stanno per schiudersi le uova e non permette a nessuno di avvicinarsi”.

Ormai più imbarazzata che spaventata pensò che lo sconosciuto era veramente un uomo affascinante. Si sentì il volto in fiamme. Rimasero in silenzio a guardare la montagna, dopo un po’ l’uomo disse: “Possiamo andare! Le consiglio di non addentrarsi da sola fra queste valli, sono tanto belle quanto piene d’insidie e pericoli, dovrebbe farsi accompagnare da una guida!”.

Giunti alla strada si salutarono, non si erano nemmeno detti i loro nomi.

(continua)

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Natale è ormai vicino, per il cenone vi propongo una ricetta della tradizione sarda che io ho rivisto un poco adattandola ai miei gusti. E’ un piatto semplice che si prepara in pochissimo tempo, ma molto gustoso. Provatela!

Ingredienti per tre persone:

  • 250 gr di fregola (vanno bene anche gli gnochetti, purchè siano piccoli
  • 1 cucchiaio di bottarga (preferite quella di muggine)
  • 1 pizzico di paprica dolce
  • 1 spicchio d’aglio
  • 10 pomodorini pachino
  • olio extra vergine d’oliva

Procedimento:

Bollite la fregola in abbonante acqua salata. In una padella soffrigete l’aglio tritato finemente, aggiungendo la paprica ed i pachino. Lasciate cuocere il tutto per tre minuti. Quando la pasta è cotta versatela nella padella con il sugo e fatela mantecare per un minuto.

Servire in tavola ben calda con una spolverata di bottarga a crudo su ogni piatto. Potete guanire i piatti con un pomodorino diviso a metà ed un pò di prezzemolo tritato.

Buon Appetito!

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Con un pò di ritardo, pubblico la terza puntata del mio racconto. Nella prima puntata Sabrina, cercando una cesta in solaio, ha trovato un cofanetto con il nome del bisnonno. Nella seconda puntata scopre lo scambio epistolare tra Bachisio e Vittoria, ed il loro amore tormentato…

Grosse lacrime rigavano il viso di Sabrina quando lesse l’ultima lettera, nella quale Vittoria diceva al suo uomo che aveva avuto una bambina ma che dopo il parto si era ammalata e la sua salute peggiorava ogni giorno. La donna sentiva che per lei la fine era vicina e chiedeva perdono all’unica persona che aveva amato veramente, per non essere stata in grado di sfidare le convenzioni e scappare con lui.

Pensare al grande amore che univa i due giovani, conoscere, attraverso i loro ricordi, una terra bella e arretrata come la Sardegna del secolo scorso, fece nascere in lei il desiderio di visitare l’Isola e conoscere i discendenti di coloro che ormai sentiva come suoi lontani parenti.

Era partita senza parlare a nessuno della sua scoperta, voleva sapere cosa ne era stato della figlia di Vittoria e di tutti coloro che attraverso quelle righe erano entrati a far parte della sua vita, così come quei posti che tanto aveva sognato.

Un rumore improvviso riportò Sabrina al presente. Trattenendo il fiato e tremando di paura si avvicinò in direzione di un cespuglio, dietro il quale due occhi neri la fissavano sereni e curiosi. Una grossa mucca marrone la studiò per un attimo prima di rimettersi a mangiare le foglioline e le bacche della pianta del murta (mirto) di cui era ricca l’isola.
Sabrina alzò lo sguardo verso il cielo, ormai colorato dal tramonto, e vide il sole andare a dormire dietro le cime del Limbara. Decise che anche per lei era giunta l’ora di cena.

Alloggiava in una piccola pensione costruita su un altissimo strapiombo dal quale poteva vedere la città di Bonifacio; i proprietari erano un’arzilla coppia di vecchietti che accoglievano con calore ed affetto i loro ospiti. Le lenzuola profumavano di mughetto ed i cibi avevano il gusto e l’odore genuino della terra nella quale erano prodotti.

Il mattino dopo si svegliò al canto del gallo che segnava l’inizio di una nuova giornata ed il proseguire della sua ricerca. Una ricerca che andava molto a rilento.

(continua)

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