Postato in Nella vita, tagged generazione perduta il giorno 4 agosto 12 |
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Avere 37 anni nell’era digitale, essere cresciuti in un piccolo paese al centro della Sardegna, dove devi avere lo spirito, la forza e la fantasia per crearti tu un avvenire e molto spesso anche il coraggio di lasciare tutto e fare la valigia per poterti realizzare ed avere un’indipendenza economica. Ecco qual’è stata la mia generazione nel contesto in cui io l’ho vissuta. Siamo i nipoti di chi è cresciuto col Re, di chi ha vissuto la monarchia, il fascismo e le due grandi guerre, una generazione che io non considero perduta, ma figlia di un mondo effimero che da piccoli ci ha regalato tanto materialismo e strade in discesa, convinti che solo chiedendo si otteneva tutto. Una generazione in cui i figli sono stati viziati ed agevolati in tutto e per tutto da famiglie che li sognavano tutti medici o avvocati, convinti che con un pezzo di carta tutto fosse risolto ed il lavoro fosse li che ci aspettava, tanto fino a trent’anni si poteva campare con le 3 o 4 pensioni dei nonni e la pensione presa a 40 anni dal papà e dalla mamma, che magari a 18 avevano avuto la fortuna di entrare in un posto di lavoro di quelli ritenuti a “rischio”. Si: a rischio per il futuro dei propri figli.
Ecco la ricetta che suggerisce il sito “generazione perduta” per non essere considerati poi così perduti:
Ingredienti:
- 1 kg rispetto
- 2 kg merito
- 5 kg impegno
- 10 kg progetto
- 100 kg fiducia
Procedimento:
Prendiamo un recipiente capiente dove versare il rispetto, ed iniziamo a rispettare prima di tutto noi stessi. Solo allora potremo rispettare gli altri: nessuno può decidere per voi e soprattutto nessuno vi rispetterà se non siete neanche in grado di far sentire la vostra voce e far valere le vostre opinioni. Aggiungiamo il merito. Meritate ciò che avete: le cose ottenute con facilità non portano da nessuna parte. E comunque, che soddisfazione si ha nel vivere un presente che qualcuno vi ha fatto avere senza sforzi, e senza capire nemmeno come lo avete ottenuto? Uniamo quindi l’impegno e mescoliamo bene. Per avere rispetto ed ottenerlo con merito serve impegno, una parola spesso sconosciuta nel vocabolario della nostra generazione. Sempre girando il nostro composto uniamoci dentro il progetto. A cosa servirebbe infatti l’impegno senza un progetto? E’ il progetto che consente di raggiungere un obiettivo e quindi a crescere. E’ il progetto che ci consente di essere artefici della nostra vita e del nostro futuro . Un futuro che realizzerà solo chi nei suoi progetti avrà sempre tanta fiducia, ingrediente indispensabile senza il quale la ricetta non può essere realizzata: tanta voglia di sognare e di credere nei propri sogni. Non siamo perduti, siamo spesso fraintesi ed ignorati. Veniamo considerati il capro espiatorio di chi così ci ha voluto, ignorando le nostre esigenze e le nostre capacità. Una vera e sana fiducia in noi stessi, unita agli altri ingredienti, sarà ciò che ci permetterà di continuare ad andare avanti e di continuare a permettere di vivere anche con il nostro aiuto (per non dire – in alcuni casi – alle nostre spalle) a coloro che ci considerano perduti. Cuociamo in forno già caldo a circa 200° per il tempo necessario ad avere una completa visione di chi vogliamo essere soprattutto ai nostri occhi e serviamo ben caldo a chi in noi vede solo un piatto bruciato.
Buon appetito a tutti!!!
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